Urbanistica a Paderno Dugnano

A molti ho chiesto di darmi una mano per quest’iniziativa, Gianfranco Massetti, ex-sindaco e vicesindaco di Paderno Dugnano, è stato uno dei pochissimi a dire di sì e ad aiutarmi fattivamente. Questo è uno dei video tratti dall’incontro fatto in Tilane durante le vacanze di Natale e ci spiega la complessa urbanistica di Paderno Dugnano, comune fatto di tanti comuni, di una serie di edifici storici sulla Ex-Comasinella e anche su altre linee. Massetti ci guida in questo labirinto non da freddo tecnico urbanista ma da appassionato del tema e da profondo conoscitore della nostra città, la cui urbanistica ha contribuito a delineare negli anni di giunta.  Di seguito posto i sottotitoli in italiano preparati finora.

00:08
Rubagotti: Primo punto: Paderno a differenza di altri comuni della zona ha più centri

00:15
Quindi quando uno si chiede qual è il centro storico di Paderno, tra parentesi la mia sensazione è
che più che avere un centro storico, c’è una linea, una strada storica che è la Comasinella

00:27
Quindi com’è la situazione a Paderno a livello di centri storici?

00:34
(Massetti) Non è solo la mia opinion ma è frutto anche di
un’analisi socio-urbanistica che abbiamo fatto con il piano regolatore precedente

00:44
la linea generatrice di Paderno non è un centro unico ma è una
direzione che, tradotta, oggi la possiamo chiamare la linea della Comasinella

00:56
ma che noi abbiamo identificato anche nella linea del Seveso. E’ attorno
a questo che sono nati i vari centri di Paderno Dugnano:

01:04
attorno al Torrente Seveso sono nati una serie di centri: il centro
di Palazzolo, il centro di Incirano, il centro di Dugnano

01:12
Questa è proprio la linea che genera quello
che sarà poi la città di Paderno

01:19
attorno a questi nuclei storici vengono costruite poi altre realtà

01:25
e l’originalità della città di Paderno è che non esiste un centro unico

01:25
e l’originalità della città di Paderno è che non esiste un centro unico

01:32
è una città che nasce intorno all’800, anzi
nel 1886 esattamente – si chiamava Borgosole?

01:42
(Massetti) sì, l’idea era quella di Borgosole, idea del Manzoni
che poi non è passata, per fortuna secondo me

01:50
nasce dall’unificazione di 2 centri agricoli

01:51
nasce dall’unificazione di 2 centri agricoli

01:55
La cosa più importante, che denota un’originalità della struttura urbana e anche
dell’identità odierna di Paderno è che non ha un unico centro

02:05
Per molti questo è una penalizzazione, per me e per
noi padernesi è una qualità che dobbiamo esaltare

02:16
perché noi siamo una città di 40000 abitanti, siamo
inseriti nel Nord Milano, siamo una realtà grande

02:25
che però ha la fortuna di avere 6 o 7 centri e attorno a questi cnetri storici,
che corrispondono anche a 6 o 7 piazze, poi si vedrà nel racconto che faremo successivamente

02:36
attorno a questi centri è nata la vita dei vari
nuclei. L’insieme di questi centri fanno questa città

02:47
perché è importante? Perché una città con diversi centri, si chiama
città policentrica, ci sono studi di urbanisti importanti

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come Khor, l’architetto austriaco, che sostengono che le città devono essere policentriche

03:02
Rubagotti: anche Bruno Zevi diceva la stessa cosa

03:04
Massetti: sì io cito quello perché è il meno conosciuto ma il più radicale

03:10
perché l’idea di avere tanti centri permette di avere
tante identità e tanti poli di sviluppo

03:16
Le città con un unico centro o hanno un centro importante, una
città storica che nasce, come dire, intorno a un insediamento medievale

03:25
mantiene tutt’oggi un’originalità, le nostre città italiane sono in gran parte così

03:31
Ma le città come la nostra, che ha
poca tradizione, perché noi nasciamo attorno all’800

03:40
non hanno la possibilità di avere un’identità forte. Qual è
l’unica possibilità nostra? Costruire attorno a queste identità originarie

03:46
che sono le piazze e i quartieri. E’ un po’ questo il ragionamento.

03:51
Cioè in sostanza qualcuno oggi teorizza che la metropoli
debba esser una grande città con tanti centri

04:00
in modo che questi centri siano punti di sviluppo
di qualità. Cos’è un centro di solito?

04:05
E’ un luogo dove il cittadino si ritrova, dove c’è
grande qualità, dove c’è una vita commerciale importante

04:11
e dove c’è la dimensione della città pubblica, diciamo l’Agorà ( ἀγορά) tradizionale

04:16
dove le persone si incontrano. Nelle piazze italiane storicamente cosa
c’è? Il municipio, la Chiesa e i negozi.

04:25
e i cittadini si trovano lì per parlare dei fatti privati ma
anche dei ftti pubblici. Questo è il classico centro italiano.

per problemi al software di sottotitolazione procedo a trascrivere qui

Rubagotti: sì difatti c’è il proverbio “campanin, pan e vin” cioè se uno vuole sapere dove mangiare in un comune, deve cercare il campanile

Massetti: Sì insomma se tu vuoi cercare il cntro di una città cosa fai? Guardi in alto, senza usare google o i vari Tom tom per essere orientati, tu guardi in alto, cerchi un campanile e lì c’è il centro di una città, storicamente è così.

Ecco noi abbiamo al fortuna, io non dico la sfortuna, la sfortuna dal punto di vista commerciale è anche un dato, perché le città con un unico centro hanno anche un centro commerciale forte, facciamo un esempio: Cusano Milanino ma anche città più importanti,  Saronno, Monza. La nostra città ha questa debolezza: quella di avere tanti centri e quindi di avere un sistema commerciale molto disseminato perché disseminato su 7-8 punti. Quindi la somma di questi punti da un sistema commerciale non fortissimo. Questo è l’unico elemento di debolezza.

Ma siccome è un dato strutturale, cioè un dato un dato urbanistico, è un dato di origine,  ci sono poche città come la nostra che hanno tra un centro e l’altro una distanza di 6 o 7 km, se voi partite dal Villaggio e andate a Palazzolo ci sono 5 o 6 km e ci sono ancora campi tra una realtà e l’altra. Certo sempre meno.

Rubagotti: nel libro “Gli spazi aperti e la città” si dice che in teoria si protrebbe arrivare nel centro di Dugnano passando nei sentieri dei parchi delle ville cittadine

Massetti: Certo. Questo è un ragionamento che si può fare nel senso che ci sono diverse realtà disseminate e sono tutte nate attorno all’asse che noi abbiamo cercato di costruire e che si può continuare a costruire.

Il cuore di Paderno qual’è? E’ quell’area che passa tra la Ferrovia Nord, il Seveso e la Comasinella. Ci sono 3 assi verticali che sono tutti all’interno di una estensione molto delimitata, dentro la quale sono passate le origini storiche del paese. Ad esempio dentro questo asse ci sono i parchi storici, non è una piccola cosa.

Su questo dato bisogna secondo me pensare a uno sviluppo della città che abbia questo dato di forza, la qualità di 6 o 7 centri e quindi la possibilità di lavorare su questi centri dal punto di vista ambientale, dal punto di vista commerciale, perché è importante sostenerlo e dal punto di vista della qualità della vita di relazione.

Questa è la città policentrica: qualcuno la teorizza, noi abbiamo la fortuna di averla perché così è nata la città.

Ed è un’impressione, un’idea fallace quella di dire “dobbiamo costruire il centro di Paderno” perché il centro di Paderno Dugnano non esiste perché c’è Dugnano con il suo,  Paderno con il suo, Palazzolo, il Villaggio, Calderara.

Certo hanno qualità e realtà diverse,  perché hanno origini diverse. Però bisogna lavorare su questa realtà.

Rubagotti: è in quest’ottica che l’amministrazione precedente aveva puntato molto sulle piazze come quella De Gasperi?

Massetti: Sì. Se tu riconosci la città per quella che è poi devi partire dai  punti di forza per lavorarci. Quindi per aumentare la qualità di questa città, che deve avere diversi punti di attrazione.

Ora i punti di attrazione possono essere molti in una città: un parco, e noi abbiamo lavorato sull’idea del Parco centrale, ad esempio il Parco del Seveso, può essere una piazza, la piazza di Palazzolo, Piazza Addolorata, ad esempio è una bellissima piccola piazzetta, oppure può essere una villa, la Villa di Incirano è un’altra cosa importante.

Ora lavorare sulle piazze significa costruire attorno al nucleo originario una qualità ambientale sulla quale è possibile ancora lavorare.

Cioè l’identità di una città non è un dato storico permanente. C’è chi ha la fortuna di avere un centro medievale intatto e lo mantiene e questo è un punto di forza.

Noi dobbiamo lavorare sulla nostra identità. Faccio l’esempio della biblioteca. La biblioteca ha una piccola piazza. Diventerà un luogo dell’identità di Paderno, come la Piazza De Gasperi a Incirano. Non esisteva prima una piazza a Incirano, esisteva una grande fabbrica.

Ora l’idea di mantenere prima un insediamento che fosse la testimonianza dell’origine manifatturiera di questa città, la Corderia. L’altra cosa importante era costruire attorno a quell’insediamento, sai quelle aree erano di proprietà privata quindi quell’insediamento inevitabilmente sarebbe diventato residenziale.

Rubagotti: sbaglio o quella Torre è nel simbolo di Incirano?

Massetti: Sì sì. Poi è stato costruito anche questo. Il lavoro di costruzione dell’identità, io dico sempre che l’identità non è un dato cristallizzato. L’identità delle città, come delle persone, si costruisce col tempo.

Rubagotti: Perché forse molti guardando quella Torre pensano: sarà una torre di 500-600 anni fa.

Massetti: No, è la Torre della Corderia. Quando, credo nella giunta Strada, si costruirono i quartieri come entità amministrative, non l’ho fatto io l’ho visto fare da altri, si lavorò sull’identità dei quartieri.

Quindi la costruzione del simbolo dei quartieri ha cercato di recuperare delle immagini e una storia di un quartiere. Quella di Incirano è la Corderia Cappellini.

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Informazioni su Gianni Rubagotti

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