Un brano su Villa Asnaghi

Come fatto in passato per Cascina Glucosio questo blog cerca di segnalare brani su edifici storici nella nostra zona quando li trova in libri disponibili al prestito in biblioteca.

Questo perché se i libri sono disponibili è meno immediata la connessione tra chi cerca su un certo argomento e la scoperta che quel libro di passaggio ne parla, connessione che in rete attraverso i motori di ricerca diventa veloce e magari fa scoprire il libro che poi si va a prendere in biblioteca, come speriamo fare per Luca Rossetti, Cassina Amata Pieve di Bollate, appunti per una storia locale, 1984, attraverso questo brano su Villa Asnaghi di Cassina Amata (Paderno Dugnano) nelle pagine 40-41.
È senz’altro più interessante dell’altra edificazione nobile esistente nel territorio di Cassina Amata e sorge all’incrocio della statale Comasina con la via Pasubio.
La villa è quasi certamente la più antica di quante sono state costruite in Paderno Dugnano, eppure non se ne conoscono i fondatori. Da una scritta leggibile a fatica, almeno fino a qualche tempo fa, nella palazzina padronale la costruzione risalirebbe al 1680.
I dati che in questo tipo di studio sono di fondamentale importanza per la determinazione della proprietà, cioè le mappe del catasto di Maria Teresa d’Austria, non sono molto chiare in proposito: verso il 1720 potrebbe essere stata patrimonio del conte Brentano, uno dei maggiori proprietari di Cassina Amata, o anche di Giulio Dugnani.
E comunque certo che nel 1836 la villa appartiene alla famiglia Magretti, come risulta completamente documentato dalla cartografia della zona del tenente geografo Brenna.
La villa, a blocco lineare, appare piuttosto massiccia volumetricamente, sia per 1’altezza di tre piani, inusuale in costruzioni del genere, sia per le dimensioni ridotte della facciata.
Lungo via Pasubio corre il corpo dei fabbricati di servizio, sul quale, come su una parte della palazzina padronale e specialmente nella parte posteriore, è possibile ancora rinvenire qualche lieve traccia delle antiche cornici barocche in rilievo.
Anche gli interni sono profondamente cambiati ed irriconoscibili, anche per l’uso a cui sono stati destinati. Infatti l’intero corpo di fabbrica ospita attualmente un bar e due cooperative di consumo, con il conseguente abbandono delle antiche strutture degradate all’uso di magazzini per ogni genere di merce. I piani superiori sono stati ristrutturati in varie epoche e destinati ad abitazioni civili.
Il corpo della villa prospicente la Comasina, quello cioè facente parte della palazzina padronale, è stato «violentato» da un fabbricato della stessa altezza di gronda, posto perpendicolarmente all’antica parte.
Sulla facciata sono visibili ancora degli archi, che in origine dovevano essere parte di un notevole porticato: uno e mezzo sono ancora aperti, in corrispondenza dell’entrata del bar, mentre un altro, pur essendo visibile, è stato sottomurato.
Di notevole interesse è, per quanto riguarda gli interni, il soffitto del bar, che dovrebbe risalire all’epoca originaria, costituito da eleganti cassettoni in legno. Le poche tracce rimaste delle decorazioni sembrerebbero confermare la tendenza architettonica della costruzione orientata verso il «barocchetto».
Dietro la villa si estendeva una volta un vasto parco che si apriva in direzione di Incirano e di Palazzolo, costituendo una delle più vaste aree a verde della zona, ma anche in questo caso è ben difficile ora rintracciarne la stupenda fisionomia originale.
Sotto gli occhi di tutto il paese, quindi, si trova questo maestoso complesso posto proprio nel centro della frazione, ma sicuramente sono pochissimi coloro che, vedendolo ogni giorno, abbiano sospettato le sue nobili radici.

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Informazioni su Gianni Rubagotti

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