Cascina San Francesco nel borgo agricolo di Chiaravalle

Cascina San Francesco dell’Accesso nel 1952

Continuiamo a consultare l’archivio arretrati online di Milano sud con un passaggio della terza parte dell’articolo sul borgo agricolo di Chiaravalle di Tammaro, di cui abbiamo già pubblicato una conferenza sulle cascine in zona 5 a Milano. L’articolo è a pagina 23 del numero del Marzo 2010 e in questo caso sconfina a San Donato Milanese  e si parla di Cascina San Francesco dell’Accessio, di cui si è parlato di recente per l’interesse presunto dell’Inter di abbatterla per realizzarci un nuovo stadio.

Ma dato che Tammaro parla di questa cascina anche su un numero di Quattro riportiamo cosa dice lì e poi vi invitiamo a consultare voi l’articolo su Milanosud.

“Voglio concludere con una piccola perla legata alla storia della zona, seppure amministrativamente essa ricada nel comune di San Donato, ed ormai in degrado. Se giunti alla rotonda idealmente attraversassimo il passaggio a livello (ormai chiuso perennemente) che fino a qualche anno fa ci si parava innanzi, ci ritroveremmo in un grazioso sentiero che è la continuazione della via San Dionigi, il cui toponimo è “strada comunale Chiaravalle-Bagnolo”, e che giunge fino all’incrocio con la via che proviene da Chiaravalle a sud del borgo congiungendolo con San Donato, ed il cui toponimo è “strada comunale Sorigherio-Bagnolo-San Donato”.

Percorse alcune centinaia di metri, seppure coperta parzialmente dall’autostrada, tra i campi potremmo vedere una costruzione molto antica. Si tratta della grangia di San Francesco dell’Accessio: una grangia, come noto, era, nel medioevo, un complesso di edifici e di terreni tenuti da una comunità di frati cistercensi; in questo caso la grangia dipendeva dall’Abbazia di Chiaravalle. Sulle cartine essa è riportata come Cascina San Francesco, mentre il nome riportato sulla targa affissa al suo interno recita “Cascina Accessio”, ed è sita di poco a sinistra rispetto al sentiero di cui sopra, appena dopo il ponte autostradale; attualmente però per raggiungerla occorre purtroppo percorrere un lungo tragitto, per buona parte a piedi.

Una volta giunti davanti al complesso si possono notare subito i segni del degrado, preannunciati da un cartello che recita “fabbricati pericolanti”; al tempo stesso è però possibile intuirne gli antichi fasti, tuttora ricordati, oltre che dalla suddetta targa, da un ampio arco che sormonta un possente cancello in ferro battuto e dalla corte quadrata, tutta circondata da edifici; attualmente essi purtroppo non versano in buono stato, ma ancora solo una ventina di anni fa conferivano a questa cascina un aspetto molto gradevole.”

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Informazioni su Gianni Rubagotti

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