Navigli: biodiversità e medicina naturale


“Oggi in tutta Milano si contano meno di un centinaio di specie spontanee, molte delle quali neppure oriunde del nostro territorio; nel passato, su un’area più piccola dell’attuale si poteva arrivare a circa 300 specie, in larghissima maggioranza originarie. Certamente un tempo la città offriva un numero molto maggiore di nicchie ecologiche, che potevano essere occupate da piante attualmente inesistenti; basti pensare all’enorme sviluppo dei bastioni con i loro muri pieni di fessure e terriccio…Forse, più che all’inquinamento,  la perdita della diversità si deve all’appiattimento strutturale dell’ambiente cittadino, verificatosi con l’evoluzione urbanistica del dopoguerra.

Non c’è da stupirsi, allora, se i navigli, con il loro alveo e con le loro caratteristiche strutture murarie sono i principali depositari dei relitti di un ambiente scomparso”

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“Dove ancora le sponde sono in pietra o in mattoni, fuoriescono dalle fessure lungo le pareti, favorite dalla elevata umidità, numerose specie erbacee. Tra queste essenze presenti  e già censite nel 1568 da Pietro Matteoli, insigne medico naturalista, in uno studio sulle piante medicinali allora conosciute, numerose crescono sopra il pelo dell’acqua”

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Milano & Navigli: un parco lineare tra il Ticino e l’Adda
a cura di Empio Malara,Cristiana Coscarella
1982, Di Baio Editore

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Informazioni su Gianni Rubagotti

Videoenciclopedia dell'architettura, dell'urbanistica e del territorio di Paderno Dugnano e del milanese
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