Il ciclo dei Progenitori all’Oratorio di Solaro e…l’apocrifo: Parte 2

Saltiamo alla tappa 3 “Vestizione: Dio tocca i vestiti di Adamo ed Eva quasi a mostrare loro come metterli” di cui non possiamo pubblicare l’immagine.

La documentazione passata alle guide dice

“la vestizione corrisponde al ritorno della condizione di mortalità, dall’altro consegnare la veste significa dare la dignità perduta con il peccato, ovvero compiere un gesto misericordioso”

Cosa notare in questa documentazione?

  1. La scena della vestizione in questo caso è presente nella Bibbia in modo molto marginale (capitolo 3 della Genesi  [21] Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e le vestì. )
  2. Cosa significa “ritorno della condizione di mortalità”? La Bibbia canonica non vede un un vero e proprio “prima” dell’Eden
  3. Da dove viene il concetto per cui “consegnare la veste significa dare la dignità perduta con il peccato”?

Quanto al secondo punto…

Genesi capitolo 2

[7] allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.

[8] Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato.

Sul terzo punto è vero che la vestizione è seguita da:

[22] Il Signore Dio disse allora: “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del maleOra, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e vivasempre!”.

Andiamo però a leggere, anche grazie al fatto che è disponibile su Google libri, un estratto dalla pagina 81 di Materia giudaica, Rivista dell’associazione italiana per lo studio del giudaismo VIII/I (2003)

“Nonostante la sua ira “Yhwh Elohim fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle (kotnot ‘or) e li vestì” (Gen 3,21). Questa attenzione è per lo meno curiosa dopo le dure parole di condanna appena pronunciate: a riprova della stranezza del gesto divino, si può osservare che nelle rappresentazioni iconografice della cacciata dal paradiso, compresa quella michelangiolesca della Cappella Sistina, Adamo ed Eva al momento della cacciata sono raffigurati nudi, mentre spesso vengono ritratti vestiti nel momento precedente alla cacciata (a volte, ad esempio in alcune icone bizantine, addirittuaa in abiti regali). Anche l’interpretazione rabbinica ha cercato di smorzare questa apparente bizzarria intendendo l’espressione kotnot ‘or come una perifrasi per indicare la pelle del corpo. Ma il testo biblico è molto chiaro a riguardo: se prima Adamo ed Eva erano nudi, in seguito alla loro trasgressione sono stati vestiti. Sembrerebbe che Dio stesso riconosca che Adamo abbia raggiunto un nuovo status, in virtù del quale la sua condizione di nudità non è più adeguata. L’attribuzione della veste corrisponde apparentemente alla constatazione del v. 22 “Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi”.

Il libro dei Giubilei sembra dare un rilievo maggiore al momento dele vestizione di Adamo. “E Adamo, in quel giorno in cui uscì dal giardino di Eden, brucio, per il bel profumo, incenso, galbano, olio di mirra e spighe aromatiche all’alba, col sorger del sole, nel giorno (in cui) copriì le proprie pudenda… E solo ad Adamo, a differenza di tutte le fiere ed animali, concesse di coprire le proprie pudenda” (Giubilei 3, 27 e 30). La vestizione di Adamo dunque è qui presentata come un privilegio, pur essendo in precisa relazione con la sua cacciata dal giardino”

Faccio notare che il brano citato segue [26] E fece per essi abiti di pelleglieli fece indossare e li mandò via dal giardino di Eden .

Cioè la vestizione anche qui è di Adamo ma anche di Eva.

Faccio notare anche che nel libro dei giubilei Adamo ed Eva arrivano all’Eden dopo alcuni giorni, quindi l’espressione del ritorno alla mortalità può essere più armonica con questo apocrifo.

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